Premiando il merito si premia l'Università

Torno nuovamente sull’ormai famoso Decreto 68/12, quello che ha determinato il raddoppio della tassa regionale sul Diritto allo Studio Universitario.

Il Consiglio dei Ministri si era dato novanta giorni di tempo per emanare ulteriori decreti attuativi, sia riguardo la definizione dei LEP (livelli essenziali delle prestazioni) per l’accesso alle borse di studio, sia riguardo i criteri e le modalità di ripartizione del fondo integrativo statale. Ne sono passati novantatre, ma ancora nulla di fatto.

A parte la questione del ritardo del Governo sugli ulteriori decreti attuativi, intervengo per segnalare un’opportunità da cogliere al volo, data da questo decreto alle Università e alle Regioni.
All’art.18 il decreto definisce le tre fonti di finanziamento per le borse di studio date rispettivamente:

  1. dal gettito derivante dalla tassa regionale applicata agli studenti;
  2. da una parte statale
  3. e da una parte regionale.

Quest’ultima parte, a carico delle Regioni, deve essere almeno il quaranta per cento di quella statale. L’opportunità è data dal comma 3 dello stesso articolo che cito testualmente:

” 3. L’impegno delle regioni in termini maggiori rispetto a quanto previsto al comma 1, lettera c), e’ valutato attraverso l’assegnazione di specifici incentivi nel riparto del fondo integrativo statale di cui al comma 1, lettera a), e del fondo per il finanziamento ordinario alle universita’ statali che hanno sede nel rispettivo contesto territoriale.”.

Questo significa che se la Regione intervenisse in misura superiore al quaranta per cento, sarebbero previsti incentivi sul fondo integrativo statale e, cosa forse più importante, sul fondo ordinario, il famigerato FFO. Non è un buon motivo questo per prevedere un sostanzioso contributo regionale per il diritto allo studio universitario?

Ho provato a fare dei conti molto grossolani per ipotizzare a quanto dovrebbe ammontare la parte di fondo statale per il Molise. Il fondo totale, per quest’anno, è di 175 milioni. In Italia ci sono circa un milione e mezzo di studenti, in Molise circa 8mila. Se la ripartizione fosse fatta sul numero degli studenti, la parte del fondo statale destinata al Molise sarebbe di circa un milione di euro. La Regione per “mettersi a norma” dovrebbe stanziare circa 400mila euro. Se ne stanziasse di più, cosa immagino possibile, ne deriverebbe innanzitutto un vantaggio diretto sul sistema universitario, per le ovvie conseguenze di un aumentato finanziamento al sistema assistenziale, poi ci sarebbe un vantaggio di ritorno dato dagli incentivi previsti dal comma su citato che comporterebbero un aumento del finanziamento ordinario destinato agli atenei.

Tassa regionale e livelli essenziali delle prestazioni

Al rientro dalla pausa estiva, gli studenti e le loro famiglie hanno trovato come sorpresa l’aumento dell’importo della tassa d’iscrizione all’università. Agli aumenti delle tasse dei singoli Atenei, infatti, si aggiunge l’aumento della tassa per il Diritto allo Studio Universitario, stabilita dal Governo Nazionale in 140 euro per tutte le Regioni e le Provincie Autonome.
L’aumento della tassa regionale, non imputabile in nessun modo alle singole Università o ai singoli Governi Regionali, sia secondo i maggiori sindacati studenteschi sia secondo diversi amministratori locali e accademici, è stato imposto in maniera troppo brusca, in assenza di un adeguato contesto di norme, di valutazioni e di consultazioni. C’è bisogno di maggiore concertazione tra gli Atenei, le Regioni ed il Governo e di maggiori momenti di confronto, altrimenti si rischia che l’istruzione universitaria diventi un bene per pochi, più di quanto non lo sia già adesso.
L’unico dato positivo di quest’aumento è che potrà essere aumentata anche la disponibilità di risorse che le Regioni potranno investire nel Diritto allo Studio Universitario. In Molise, ad esempio, si sta discutendo sulla possibilità di erogare a tutti gli studenti un buono acquisto, per ‘restituire’ una parte di quell’aumento, che ha fatto letteralmente cadere dalle nubi famiglie, organi accademici e amministratori locali.
L’aumento più significativo è in Campania e Sardegna (da 62 euro a 140), quello minore invece a Bolzano, con un aumento di 7,50 euro. L’aumento medio in Italia è del 52% (vedi tabella).
Il decreto del Governo n. 68 del 2012, oltre che la possibilità di stabilire l’importo minimo in 140 euro per tutti gli studenti, dà anche la possibilità alle Regioni di creare tre fasce di contribuzione, con importi minimi di 120, 140 e 160 euro, a seconda del reddito. Nessuna Regione ha potuto però optare, almeno per quest’anno, per la divisione in fasce, sostanzialmente per due motivi. Il primo, di tempo, perché dall’entrata in vigore del decreto le Regioni hanno avuto solo 15 giorni per emanare una legge. A cinque giorni dall’entrata in vigore, le Regioni hanno chiesto all’unanimità di procrastinare l’aumento della tassa al 2013 per mancanza di tempo, ma il Governo, a stretto giro di posta, ha fatto sapere che non era possibile accogliere tale richiesta, anche perché il decreto era già entrato in vigore. L’altro motivo di impossibilità di recepire la divisione in fasce è di ordine strettamente tecnico. Le fasce devono essere divise in base ai ‘lep’ (livelli essenziali delle prestazioni) relativi al diritto allo studio, che secondo costituzione, devono essere regolamentati da un decreto del Governo, che ancora non c’è.
Occorre adesso dare seguito agli impegni sulla definizione dei lep per il prossimo triennio. Entro il 15 settembre dovrebbe essere emanato un decreto di determinazione dell’importo della borsa di studio, che tamponerebbe, soltanto momentaneamente, la mancanza di definizione precisa del riparto del fondo nazionale, dei requisiti di eleggibilità, oltre che degli importi per l’accesso alle borse di studio, da stabilire con un altro decreto entro il 15 giugno del 2013. Quasi un anno dunque per promuovere il confronto tra ministeri dell’Istruzione e dell’Economia e delle Finanze, Conferenza Stato-Regioni e tutti i protagonisti del mondo universitario, sulla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni. Fino ad ora sono già stati definiti in maniera molto precisa i lep per gli studenti universitari, che comprendono oltre ai servizi abitativi, di ristorazione e di assistenza sanitaria, i servizi di orientamento e tutorato, attività a tempo parziale, trasporti, mobilità internazionale e accesso alla cultura. Molti, probabilmente tutti, i fattori presi in considerazione, ma la cinghia si stringe per quanto riguarda il merito, infatti a fronte di una progressiva diminuzione dei finanziamenti e di un aumento del costo degli studi, i requisiti di merito aumentano proporzionalmente, cosicché soltanto i ‘meritevoli’ potranno aver accesso alle agevolazioni, tenendo di fatto fuori tutti gli studenti che per vari motivi non dovessero progredire negli studi nei tempi minimi e con risultati ottimi.

Aumento della tassa regionale per il diritto allo studio

Questo breve post è scritto con l’intento di fare chiarezza sull’aumento della tassa regionale sul diritto allo studio. Si stanno rincorrendo una miriade di voci contro i Governi Regionali, quando invece  a stabilire la ri-determinazione della tassa è un provvedimento imposto dal Governo Nazionale.
Per chiarezza incollo prima il testo in questione:

” Le regioni e le province autonome rideterminano l’importo della tassa per il diritto allo studio articolandolo in 3 fasce. La misura minima della fascia piu’ bassa della tassa e’ fissata in 120 euro e si applica a coloro che presentano una condizione economica non superiore al livello minimo dell’indicatore di situazione economica equivalente corrispondente ai requisiti di eleggibilita’ per l’accesso ai LEP del diritto allo studio. I restanti valori della tassa minima sono fissati in 140 euro e 160 euro per coloro che presentano un indicatore di situazione economica equivalente rispettivamente superiore al livello minimo e al doppio del livello minimo previsto dai requisiti di eleggibilita’ per l’accesso ai LEP del diritto allo studio. Il livello massimo della tassa per il diritto allo studio e’ fissato in 200 euro. Qualora le Regioni e le province autonome non stabiliscano, entro il 30 giugno di ciascun anno, l’importo della tassa di ciascuna fascia, la stessa e’ dovuta nella misura di 140 euro. Per ciascun anno il limite massimo della tassa e’ aggiornato sulla base del tasso di inflazione programmato.”.

Questo è il testo del comma 8 dell’art. 18 del decreto delegato del 29 marzo 2012, n.68, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 31 maggio e che entrerà in vigore il 15 giugno. Link al testo del decreto.

È d’obbligo quindi riassumere prospettando due possibili scenari:

  • Le Regioni si adeguano stabilendo le tre fasce, al minimo di importi 120, 140 e 160 euro a seconda del reddito e comunque rimanendo nel limite massimo di 200 euro.
  • Le Regioni non fanno in tempo ad adeguarsi entro il 30 giugno e si applica automaticamente una tassa di 140 euro per tutti, senza fasce.

Vorrei dire, inoltre, che potremmo organizzarci, in tutta Italia, per chiarire la legittimità dell’atto, ovvero, sia se il Governo ha competenza in materia di contributi regionali, sia se il decreto legislativo era l’opportuna forma di legge per redigere l’atto. Attendo pareri in merito per organizzare un eventuale ricorso.