La formazione di un medico “umano”

sismFormare un medico “completo” è una delle maggiori sfide delle Facoltà di Medicina. Dal 1986 ad oggi, in Italia, si sono susseguite quattro importanti riforme dei modelli didattici, non sempre al passo con gli enormi progressi della pedagogia medica. La ristrutturazione dell’educazione medica può funzionare solo se si riformano contemporaneamente tre componenti: il curriculum, le strategie di insegnamento per un efficace apprendimento e la valutazione.

  1. Per quanto riguarda il curriculum, l’Associazione delle Facoltà di Medicina Americane (AAMC) ha individuato cinque ruoli principali per il medico: “life-long learner”, clinico, insegnante/comunicatore, ricercatore e “manager”. Inoltre, il General Medical Council del Regno Unito suggerisce che dovrebbe essere posta più attenzione su problemi e concetti etici, sulle skills di comunicazione e sulle scienze sociali, anticipando il contatto dello studente con i pazienti e le loro famiglie. Di supporto a questa idea c’è la dichiarazione di D.J. Weatherall, professore di Medicina Interna all’Università di Oxford: “due anni passati in compagnia di un cadavere non sono l’introduzione più immaginativa a una professione, che più di qualsiasi altra, necessita di sviluppare le abilità di conversazione con gente malata”.
  2. Secondo Ralph W. Tyler, “l’apprendimento dipende da quello che lo studente fa, attraverso il suo comportamento attivo, non dal docente”, ma in Italia ancora si assiste ad un tipo di didattica frammentaria teacher-centered e non globale student centered. Ogni studente dovrebbe sviluppare capacità ed abilità che vanno al di là delle mere informazioni, che tra l’altro inevitabilmente diventano obsolete per la rapidità dell’evoluzione delle scienze mediche.
  3. Alfred Tenore, presidente della Commissione didattica della Facoltà di Medicina di Udine, scrive che un obiettivo principale degli educatori è “il superamento del concetto negativo di valutazione, cambiando la cultura stessa della valutazione concependola come momento informativo, che aiuta gli studenti a migliorare il proprio lavoro, con l’obiettivo non di essere migliore degli altri ma di essere oggi migliori di ieri”.

In accordo con quanto stabilito dalle leggi nazionali in materia di umanizzazione della didattica, la Facoltà di Medicina di Campobasso prevede insegnamenti di sociologia medica, bioetica e relazione medico-paziente.

Per capire l’importanza delle “medical humanities” ho intervistato Andrea Scicolone, studente di medicina a Genova e referente del SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina) nel gruppo “innovazione pedagogica” della Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Medicina, che dice: “Una preparazione sugli aspetti bio-psico-sociali della medicina oggi è indispensabile per la formazione di un medico migliore. Un medico formato per una corretta relazione con una persona malata risulta molto più apprezzato dai pazienti, raggiunge migliori risultati terapeutici ed è minormente soggetto a contenziosi legali”.